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Domenica 5 Novembre 2017

TCS New York City Marathon
47a edizione


PENSIERI POST-MARATONA
DI NEW YORK 2016
Paolo Merlo - 04:06:03 - Hotel Edison: LA MIA MARATONA DI NEW YORK CON TERRAMIA

LA SVEGLIA
Ore 4:45 suona la sveglia, ma non serve, sono già sveglio da un pezzo. Anche questa volta sono stato più veloce di lei.
Ironia della sorte, a New York proprio questa notte si tirava indietro l’orologio di un’ora. La sera prima tutti noi maratoneti contenti perché si sarebbe dormito un'ora in più. In realtà nessuno aveva il coraggio di ammettere che quell'ora in più sarebbe stata solamente un'ora in più di logorante attesa.  Tutti i maratoneti sono degli uomini veri ma sulle piccole cose riguardanti la corsa sono dei gran bugiardi. Prima bugia del maratoneta: dire sempre di aver dormito bene, anche se in realtà non si è quasi chiuso occhio. Ed io ormai da buon maratoneta, riesco persino a convincermi di aver dormito abbastanza. Dopo una tristissima colazione con muffin alle mele, banana, qualche biscotto ed apple juice, scendo nella hall dell'albergo dove ci sarà il ritrovo con tutti gli altri bugiardi autoconvintisi di aver dormito a sufficienza. Tra i tanti c'è anche Aldo Rock, che scambia volentieri due chiacchiere con tutti.

STATEN ISLAND
Ore 5:30 con le facce assonnate ma di chi finge di aver dormito, saliamo sui pullman che ci porteranno a Staten Island Ferry per imbarcarci sui battelli. Sappiamo tutti che stiamo per iniziare una giornata che non dimenticheremo mai. Piena di emozioni, ma di quanto grandi non ne avevamo ancora minimamente l'idea. Saliti sul pullman Fabrizio, accompagnatore/maratoneta di Terramia, ci spiega al microfono alcune dritte per raggiungere il villaggio e le Wave di partenza. Per stemperare la tensione, si chiacchiera tra noi maratoneti e ci si chiede l'un l'altro qual'è lo stato di forma. Seconda bugia del maratoneta: anche sotto tortura, alla partenza di una maratona, un maratoneta non ti dirà mai di essere in forma. Un buon maratoneta deve sempre avere qualche acciacco prima della partenza. Ed io ormai da buon maratoneta, convinco gli altri di avere qualche acciacco e di non essere assolutamente in forma. Prima di imbarcarci sui battelli, ecco i primi controlli di sicurezza. È una New York blindata. Tutti questi controlli allungano i tempi di attesa, ma ti fanno sentire più sicuro. Imbarcati sul battello e dopo una breve traversata con la statua della libertà e Manhattan sullo sfondo, finalmente raggiungiamo Staten Island, dove altri pullman ci stanno aspettando per portarci a Fort Wadsworth dove sono stati allestiti i villaggi di partenza.  Scesi dai pullman altri controlli. Così controllato ti senti sempre più sicuro. Controllare 26,2 miglia non è facile, ma anche in questo a New York sono maestri. Ore 7:00 si entra nei villaggi. Il mio è il villaggio blu, partirò alle 10:15 con la Wave 2 nel Corral A. L'organizzazione degli americani è perfetta. Al villaggio persino i gabinetti sono puliti. Con più di 50.000 partecipanti, cosa praticamente impossibile in qualsiasi altra parte del mondo.

LA PARTENZA
Ore 9:45 sta per partire la Wave 1, quella dei professionisti. “Star-Spangled Banner”, inno americano. Da pelle d'oca. Bianchi, neri, gialli, rossi, siamo tutti in piedi in silenzio ad ascoltarlo. Finito l'inno un colpo di cannone ed è la partenza dei top runner. A noi primi dei mortali manca ancora mezz'ora. Ma vola via. Ecco che tocca a noi. Ci fanno entrare nei rispettivi corral. Un marines, con la faccia giovane ma da chissà quante ne ha già vissute, ci accompagna alla linea di partenza. Essendoti vestito a cipolla butti via tutto il superfluo. Sei pronto per partire. Finalmente è arrivato il grande momento, il momento che tutti noi 50.000 e passa aspettavamo da una vita. Prima volta, seconda o terza partecipazione poco conta, siamo tutti emozionati.

VERRAZZANO BRIDGE
Ore 10:15 colpo di cannone anche per noi. Si parte sulle note di “New York, New York”. Pochi passi di corsa e sei già sul ponte di Verrazzano. Quello che tante volte hai visto nelle foto e in televisione, finalmente ci sei tu lì sopra a correre. Ti guardi avanti e vedi un fiume di gente, ti volti e ne vedi almeno altrettanta. Il ponte è in salita, interminabile non finisce mai. Io sono tra i fortunati col pettorale blu che ci passa sopra, altri meno fortunati col pettorale verde sono costretti a passarci sotto. Con tutta questa gente che ci corre, lo senti tremare, rimbombare, il boato è emozionante. Al centro del ponte il vento è fortissimo. Provi a ripararti dietro agli altri corridori. Tiri fuori la bandiera che avevi portato con te per sfoggiarla all'arrivo e la usi da mantello per coprirti. La discesa è nettamente più veloce della salita. Sta per finire il ponte e per ora niente pubblico, sei solo in mezzo a tutti gli altri runner.

BROOKLYN
Finisci il ponte e con la bandiera sulle spalle finalmente ti sei scaldato. Pochi passi, poi una curva e sei a Brooklyn. Il delirio totale. Centinaia e centinaia di persone che ci applaudono, gridano i nostri nomi ed i nomi delle nostre nazioni. Mi chiamano in tutti i modi possibili: Paul, Paolo, Paulo, Pablo. Mi vedono con il tricolore sulle spalle e mi incitano in tutti i modi possibili: Forza Italia, Bella Italia, Sole mio, buoni spaghetti. Ho dato più cinque in questo km che in tutte e sette le maratone corse in Italia. Impossibile non emozionarsi. Mai vista una roba del genere, da pelle d'oca.

QUEENS
Tra un saliscendi e l’altro, si risale per la 4th avenue fino ad entrare nel Queens. Si passa metà gara, ma la scena non cambia. Miglio dopo miglio la festa continua, capisci subito che su questo percorso il personale non lo fai, ma, con quello che ti sta succedendo intorno, poco te ne importa. Strano il mondo. Ti sei allenato per mesi e mesi per correrla il più veloce possibile, ma oggi vorresti che non finisse mai. Oggi è una festa e i protagonisti siamo noi che corriamo. Tutti i newyorkesi scendono per le strade ad incitarci, gli eroi oggi siamo noi.

QUEENSBORO BRIDGE
Dopo tutta questa euforia si torna a correre in solitaria sul Queensboro Bridge. Anche lui interminabile, in salita. Eri abituato bene, ora senza pubblico è dura. La tua testa inizia a ricordarti che hai già corso per quasi 30km e che stai facendo fatica. Proprio quando inizio a darle retta, fortunatamente il ponte finisce e sta per ricominciare la festa.
Doppia svolta a sinistra, si passa sotto il ponte e ci immettiamo sulla 1st avenue. Come concordato, precisi e puntuali come orologi svizzeri, i miei primi tifosi, i Merlos’ sono lì ad aspettarmi. Dopo aver sgomitato, Claudia, Matte e Lori sono lì in prima fila ad aspettarmi. Gli corro incontro, non sento più la stanchezza. Tra un bacio ed un abbraccio è un’autentica ovazione di tutti quelli che ci stanno intorno. Li saluto e gli do appuntamento in albergo. Dopo questa botta di adrenalina, mi avvio sugli interminabili saliscendi della 1st avenue. Una vera e propria parata trionfale. Probabilmente il punto più affollato di tutta la maratona. Qui oggi si fa festa e, nonostante tutti i km nelle gambe, fai volentieri qualche metro in più per dare il cinque a chi si sgola per chiamarti ed incitarti.

BRONX
Finita la 1st avenue si entra nel temutissimo Bronx. Ma anche qui la musica non cambia. Questa è gente vera, glielo leggi subito negli occhi. Sono scesi tutti in strada per la festa per aiutarti in qualsiasi modo. Ti offrono banane, bicchieri di Coca Cola ed una vecchietta ti offre persino una fetta di torta.

MANHATTAN
Passato il Bronx si torna giù sulla 5th avenue. Si va verso Manhattan. La maratona quella vera inizia al 37esimo km, i primi km fanno solo volume. E tra i saliscendi della 5th avenue arriviamo anche noi al 37esimo. La fatica si sente eccome, ma il fieno messo in cascina coi lunghi fa la differenza. Il ritmo scende ma recupero posizioni. Ma ripeto oggi questo non conta. Ti fermi un attimo ad incitare chi non ce la fa più, incassi ancora qualche cinque e qualche applauso. Ti prepari per la grande parata finale in Central Park.

CENTRAL PARK
Anche nel parco non c’è un attimo di sosta. Niente pianura, tutto su e giù. C’è da soffrire fino alla fine, ma ormai ci siamo. Raccolgo le ultime forze, esco dal parco sulla 59th st e corriamo verso Columbus Circle per poi rientrare nel parco sulla West Dr. dove ci aspetta la gloria. Saluto chi ha ancora la forza di incitarmi. Sento qualcuno che mi incita più calorosamente degli altri. Queste voci le conosco. Mi giro, li cerco. I miei primi tifosi. Come non concordato, precisi e puntuali come orologi svizzeri, i Merlos’ sono ancora lì ad aspettarmi. Dopo aver nuovamente sgomitato, Claudia, Matte e Lori sono sempre lì in prima fila ad aspettarmi. Gli corro ancora incontro senza più sentire la stanchezza. Tra un bacio ed un abbraccio è nuovamente un’autentica ovazione di tutti quelli che ci stanno intorno. A questo punto il tempo non conta veramente più. Io ho già vinto. Con gli occhi lucidi, carico come una molla, li saluto e volo verso Columbus Circle per il secondo ed ultimo ingresso in Central Park.

FINISH LINE
Entro nuovamente nel parco. Davanti a me il vialone finale con le bandiere di tutte le nazioni che sventolano. Quante volte l’ho visto in tele questo arrivo, quante volte l’ho sognato questo arrivo. Non lo sognavo così in salita, ma quante volte l’ho sognato. Finalmente ci sono anch’io, ma sta volta non ho fretta di arrivare. Me la voglio godere tutta quest’emozione. In fondo tra le tante bandiere che sventolano, intravedo il tricolore. Anch’io con il mio tricolore sulle spalle rallento per baciarlo. Manca un centinaio di metri ma sono fresco come una rosa. Tutti ti applaudono e ti urlano “You did it”, “Congratulations”. Per loro sei un eroe. Occhi lucidi e braccia al cielo taglio il traguardo.

LA MEDAGLIA
Hai talmente tanta energia in corpo che potresti correre ancora per chilometri. Ma bastano pochi metri che mi mettono la medaglia al collo.  Impossibile descrivere cosa si prova in quel momento, ma guardando in faccia gli altri finishers, anche loro con gli occhi lucidi, capisci esattamente cosa stanno provando. Quello che stai provando è esattamente il motivo che ti ha spinto a fare tutti quei sacrifici negli ultimi mesi. Ordinatamente ci instradano verso l’uscita del parco per fare spazio a tutti quelli che dopo di noi stanno per arrivare e per tutti quelli che arriveranno fino a tarda serata.

In tutti noi c’è la consapevolezza di aver vissuto oggi un sogno, un’esperienza irripetibile, difficile sia da poter riprovare che da raccontare. In tutti noi c’è la consapevolezza di essere entrati oggi a far parte di quella élite che ha vissuto le emozioni della NYC Marathon. In tutti noi c’è la consapevolezza di essere da oggi diventati dei NYC Marathon Finishers.